Il Territorio

Il territorio dell’Altopiano Carsico ha sviluppato nei secoli una tipologia di agricoltura legata al paesaggio ed alle particolari caratteristiche geologiche, mantenendo nella maggior parte dei casi una conduzione di tipo famigliare. Questo ha permesso la conservazione di determinati habitat e la non eccessiva urbanizzazione delle aree agro-silvo-pastorali. Tuttavia molte aziende sono state condizionate da un tipo di agricoltura specialistica di tipo mono-colturale (vino, olio, mais, ecc.), che fino ai primi anni del 2000 ha avuto un graduale trend di crescita ma che a partire dai primi anni del nuovo millennio è stato rimesso in discussione con il termine globalizzazione. Di conseguenza c’è stato un calo dello sviluppo delle aziende agricole sull’altopiano carsico e l’abbandono di quelle a conduzione famigliare (non più in grado di sostenersi economicamente) che per secoli erano rimaste integrate al territorio con quindi collegata perdita dei saperi tramandati dai vecchi agricoltori, perdita di azioni di manutenzione del paesaggio rurale con anche conseguente perdita dell’ecomosaico agricolo e del livello di biodiversità.

La Comunità Europea, sensibile a queste situazioni che avvengono anche in altre aree rurali degli stati membri, già dagli anni ’90, ha integrato nelle politiche agricole europee dei piani con azioni (Agroambiente) mirate alla conservazione dell’ecomosaico agricolo e paesaggistico che però, causa la buona redditività che fino alla fine degli anni ’90 produceva la mono-coltura, sono state poco o quasi per niente seguite ed approfondite dagli agricoltori nelle zone “vocate” o zone da noi conosciute come aree svantaggiate che ricadono all’interno dei perimetri dei siti della Rete Ecologica Europea Natura 2000: nello specifico dell’area carsica si parla di Z.P.S. (Zona a Protezione Speciale) delle Aree Carsiche della Venezia Giulia “Landa Carsica”.

Nell’altipiano carsico possiamo riscontrare i seguenti elementi che possono favorire e incrementare la stabilità dell’ecosistema “a landa” (praterie erbacee con caratteristiche steppiche):

  1. Pascolo;
  2. Tipologie di landa (borigena, classica, ecc.);
  3. Alto grado di biodiversità;
  4. Grado di produttività pascoli;
  5. Connessione con l’agro-biodiversità (mondo rurale).

La presenza di bestiame al pascolo su questo ecosistema permette di conservarlo al massimo delle sue potenzialità in quanto la landa è un habitat di origine secondario e deve il suo mantenimento proprio alla presenza antropica che si esplica grazie alle attività di sfalcio e grazie alla presenza di animali domestici al pascolo. Le diverse tecniche di pascolo adottate, come le rotazioni e il carico di bestiame, il pascolo semibrado, guidato (recinzioni) o tradizionale (transumante) assieme alla diversa tipologia di bestiame utilizzato (equini, bovini, ovi-caprini con le rispettive modalità di foraggiamento specifiche) può far si che il pascolo diventi sostenibile. In questo modo, si viene sia a mantenere l’habitat (supporto alla biodiversità genetica) sia a valorizzare la produzione lattiero-casearia (derivato culturale ed economico).

Le diverse tipologie di landa che si sono venute a creare nel corso dei secoli, sono il frutto di un’azione combinata di suolo, micro e macroclima, composizione floristica e faunistica. In particolare, il sottile strato di suolo e la roccia affiorante che spesso caratterizzano questo habitat, hanno favorito la presenza prevalente di specie erbacee di diversa origine: illirico-orientale, pannonico-continentale, nonché provenienti da quote più elevate (nomadismo continentale e altitudinale). La presenza di questa diversità floristica permette un diverso grado di appetibilità per il bestiame e un diverso grado di produttività, spesso inferiore rispetto ai prati da sfalcio situati su suoli più profondi e freschi. L’azione del vento (Bora) e del fuoco, fattori meteorologici ed ecologici non trascurabili in queste aree, ha ulteriormente marcato la selezione naturale di alcune specie nei confronti di altre, creando delle condizioni micro-climatiche, edafiche ed ecologiche molto simili alle steppe centroasiatiche.

La presenza dei sopracitati fattori edafici, climatici e vegetazionali, ha permesso l’insediamento, ancora più selettivo, di una fauna specializzata, soprattutto per quanto riguarda l’entomofauna e l’ornitofauna. Ne risulta una biodiversità di fauna e flora molto elevata e “delicata”, con un numeroso insieme di specie a rischio che rientrano nelle normative europee per la loro salvaguardia.
Inoltre, questo tipo di habitat, funge da anello di congiunzione tra l’ecosistema naturale e l’agro-ecosistema, tra biodiversità e agro-biodiversità, tra pratiche di gestione naturalistiche e gestione silvicolturale e agricola, creando, a livello paesaggistico, un mosaico di ambienti diversi intimamente connessi. Infine, da non trascurare, il contributo storico-culturale che landa porta con sé andando ad arricchire quel patrimonio culturale agricolo che sta andando perdendosi in maniera esponenziale, da generazione in generazione.


Norme di Comportamento quando si visita un’Area Naturale


Approfondimenti

  • La Landa Carsica (slides presentazione UNI-TS Prof. Poldini link da caricare in pdf)
  • Carso Ntura 2000 (slides presentazione Reg. FVG Arc. Zanchetta link da caricare in pdf)
  • Kras Nature 2000 (slides presentazione Natura 2000 Slovenia link da caricare in pdf)

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